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Quotidianamente mi imbatto in due tipi di soggetti:

  • personaggi che operano ai limiti della legalità,  che fanno girare carte in banca con le più svariate qualifiche e senza appartenere ad alcuna categoria professionale;
  • professionisti iscritti in albi professionali più svariati che svolgono in modo complementare (e non solo) l’attività di consulenza e mediazione creditizia.

In tutto ciò l’OAM ha affermato di non poter intervenire sui summenzionati soggetti  in quanto ha potere di vigilanza e controllo esclusivamente sugli iscritti. Considerando che la campagna contro gli abusivi con tanto di video stile “intervista doppia” e lo sportello per segnalare gli abusivi non hanno avuto alcun esito, credo sia necessario stimolare il nostro caro organismo ad attuare politiche di “intelligence” incisive di tutela dei suoi iscritti e, soprattutto del mercato. Tra le misure da proporre ritengo possa essere utile che:

– l’OAM inizi ad interloquire con l’esterno, uscendo dai suoi uffici di vigilanza, e comunichi sia con le controparti “naturali” del mercato ABI, ASSILEA, ASSOFIN, ASSIFACT, MEF al fine di definire dei protocolli che escludano l’operatività da parte di soggetti non OAM sia con le controparti “indirette” quali gli altri albi professionali. Il primo effetto sarà portare a conoscenza di tutti dell’esistenza dell’OAM e la diffusione di una categoria professionale snobbata dal mercato e, ancor più grave, dagli stessi attori che dovrebbero per primi conoscere e riconoscerne il naturale ruolo sul mercato. L’obbligo di una dichiarazione di avvalersi di un mediatore resa dal cliente all’intermediario finanziario (in modo analogico al mondo della mediazione immobiliare) rappresenta un importante passo in avanti e permetterebbe di individuare il corretto TAEG dell’operazione in considerazione del compenso pagato al mediatore creditizio;

– Stabilire un sistema di pene  severissime alla pari di quelle previste per chi eserciti abusivamente l’attività di mediatore creditizio a danno di tutti gli operatori di banca che accettano di collaborare con soggetti non OAM (proposta da ASSOPAM a cura del presidente RAFFAELE TAFURO ). Non si vuole colpire nè appesantire il ruolo del preposto di filiale, ma si vuole stimolare i vertici degli intermediari ad emanare circolari interne che informino del ruolo dei mediatori OAM (e soprattutto che esiste una categoria professionale riconosciuta per la mediazione e consulenza del credito);

– Semplificare la modulistica, creando moduli standardizzati di privacy, adv, richiesta finanziaria e mandato accettato da tutte le controparti e che non comporti inutili meccanismi burocratici che allungano i termini senza benefici per il cliente finale.

 

I summenzionati accorgimenti permetteranno di depurare il mercato dall’illegalità e che possa realmente tutelare il cliente finale (obiettivo principe del 141).