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Scopri i vantaggi della nostra offerta per il Voucher Early Stage

Falanga Group – Internazionalizzazione è fiera di comunicare che è stata riconosciuta ed accreditata dal MISE per la fornitura di servizi di EXPORT MANAGEMENT, attraverso la figura del Temporary Export Manager.

Quindi, abbiamo creato un’offerta su misura per tutte le aziende beneficiarie del voucher EARLY STAGE, così da fornire un servizio che possa consolidare e far sviluppare le posizioni all’estero delle PMI che decideranno di usufruire del nostro servizio.

Scopri subito la nostra offerta cliccando qui.

Cosa aspetti? Contattaci subito e richiedi un appuntamento, invia una mail a f.falanga@falangagroup.it

Falanga Group drives your Export!

 

 

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Voucher per l’internazionalizzazione – Un’opportunità da non perdere!

Finalmente ritornano i Voucher per l’internazionalizzazione che il MISE mette a disposizione delle PMI italiane, affinché possano raggiungere i mercati esteri ed accrescere i loro fatturati!

Uno strumento molto efficace, che consente alle imprese di poter avere in azienda un TEMPORARY EXPORT MANAGER, finanziato dal MISE, attraverso il Voucher.

Nella precedente edizione, la misura si presentava  con un aspetto molto semplice, con un unica possibilità di finanziamento. Questa volta, il Ministero dello sviluppo economico ha voluto dare diverse possibilità alle PMI, a seconda del loro “grado di esportatori”.

Vediamo di seguito come è stata articolata la misura agevolata:

  • Voucher ” Early Stage” – € 13.000,00, di cui € 10.000,00 a fondo perduto, per tutte le PMI che abbiano concluso l’esercizio precedente con un fatturato di almeno € 500.000,00.  Il voucher servirà per ricevere le prestazioni professionali di un Temporary Export Manager per almeno sei mesi;
  • Voucher ” Advanced Stage” – € 25.000,00, di cui € 15.000,00 a fondo perduto, per tutte le PMI che abbiano concluso l’esercizio precedente con un fatturato di almeno € 500.000,00 ed una quota export di almeno il 6%. Come si può ben capire, questa misura è per le aziende che hanno già iniziato ad avere rapporti con l’estero ed hanno la voglia di consolidare le proprie posizioni. Questa misura permette alla PMI, la quale ne beneficia, di ricevere, al secondo anno di attività, ulteriori € 15.000,00 a fondo perduto, se raggiungesse, nell’arco dell’anno contrattuale, un risultato pari ad almeno +15% di fatturato export grazie all’intervento del TEM.

Insomma, un’opportunità che le PMI assolutamente non possono farsi sfuggire!

I servizi di Temporary Export Manager, finanziati con il Voucher del MISE, possono essere erogati solo dalle società e/o professionisti accreditati dal MISE, garanzia di professionalità ed esperienza del campo dell’internazionalizzazione, che non è mai un gioco, ma bensì, un’attività che va pianificata e seguita scientificamente.

Falanga Group – Internazionalizzazione concorrerà all’accreditamento al MISE, così da poter servire le PMI in maniera professionale e leggera, grazie alle agevolazioni del Voucher!

Per approfondimenti, chiarimenti e ulteriori spiegazioni riguardanti le attività erogate dalla FALANGA GROUP – INTERNAZIONALIZZAZIONE, non esitate a contattarci!

f.falanga@falangagroup.it

081/917553

334/5959220

Via R. Conforti, 17 – 84122 Salerno

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IL VINO ITALIANO SEMPRE PIU’ APPREZZATO ALL’ESTERO

di Marco Meloro| 04/04/2017

Il “Made in Italy” è noto in tutto il mondo per essere “bello e ben fatto”.

Tra le tante produzioni apprezzate all’estero, emergono certamente quelle agroalimentari e, tra queste, spicca particolarmente il vino.

I rossi, bianchi e rosati italiani, sono sempre più apprezzati oltreconfine, anche se ancora molto va fatto, sia dai produttori che dal Sistema Italia, per valorizzare ulteriormente la bottiglia tricolore e tutto ciò che la circonda: da tempo, infatti, il vino non è più solo una bevanda che accompagna i pasti, ma si è  trasformato in un “narratore” di territori e modi di vivere.

Oggi chi beve il “nettare degli dei” lo fa in modo sempre più consapevole: attraverso un sorso di vino desidera vivere anche un territorio. Il vino si rivela un pre
zioso traino per la vendita di turismo e prodotti correlati.

Quindi questo è davvero il momento giusto, per i produttori italiani, di premere sull’acceleratore dell’apertura sui mercati internazionali.

Infatti, recenti studi confermano che la strada dell’internazionalizzazione è quella che può dare più soddisfazione nel percorso di crescita aziendale.Risultati immagini per vino

Nomisma, nell’ultimo report dedicato al vino ed in particolare ai BRICS, ci dice che l’Italia del vino nel 2016 fa molto bene in Cina, mentre mantiene le posizioni in Russia (ove il freno principale pare essere stato il rublo debole), con un calo in Brasile ed una difficoltà a sfondare in India (a causa anche dei dazi all’entrata piuttosto consistenti).

Comunque per l’anno in corso le prospettive in questi mercati dovrebbero essere positive, mentre in altre aree del globo, in mercati da sempre ricettivi, la crescita ha già un orizzonte roseo.

Certo maggiori chance potranno averle i “grandi” nomi che, secondo un’indagine del gruppo Pambianco, riescono più facilmente a creare valore, grazie ad un posizionamento nella fascia alta di mercato; per fare ciò è necessario garantire alta qualità, ma anche investire in attività di comunicazione e marketing mirata.

Il confronto con i nostri “cugini” francesi, più propensi ad investire per la promozione, rivela che, a parità di quantità, i produttori d’oltralpe realizzano un fatturato quasi doppio.  E’ vero che una parte importante è determinata dallo champagne, ma anche sui vini fermi il gap va colmato.

E le piccole aziende? Anche per loro vi sono grandi opportunità sui mercati internazionali, purché si abbia il coraggio di guardare lontano ed un pizzico di intraprendenza, anche con l’assistenza di esperti dei mercati esteri.

Molto spesso, infatti, il piccolo imprenditore è colui il quale cura la vigna, imbottiglia ed è anche responsabile vendite della sua azienda!

La crescita commerciale, in particolare all’estero, ha bisogno però di un piano di sviluppo, cui faccia seguito un impegno costante e duraturo: se sei interessato ad un primo orientamento sui mercati esteri e a capire come si può far crescere il fatturato aziendale con l’aiuto di un Export Manager a contratto e con costi contenuti, contattaci!

Marco Meloro – Business Associate

estero@falangagroup.it – +39 347 1981516

 

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Campania: Esportazioni da record!

Campania: Esportazioni da record!

di Francesco Falanga | 25/03/2017

Le esportazioni Campane sono in continua crescita e, così, la regione si aggiudica la vetta della classifica dell’export del meridione italiano!

Ebbene sì, la regione tanto denigrata e sempre alle luci della ribalta per eventi negativi, ha ancora il suo fascino a livello internazionale, registrando un valore delle esportazioni di oltre € 7 miliardi. Inoltre, sembra che questa crescita non voglia fermarsi, visto che, nel 2016, ha registrato un’ulteriore +4% rispetto al 2014.

La regione mantiene una grande tradizione manifatturiera nella lavorazione e conservazione di frutta e ortaggi, che, ancora oggi, è un vanto per la Campania nel mondo. E’ il settore che contribuisce maggiormente alla quota export della Campania, superando il miliardo.

Le conserve alimentari non sono gli unici prodotti a far crescere il valore dell’export Campano, degni di nota sono, soprattutto, i prodotti delle industrie lattiero-casearie, che raggiungo quota € 200 milioni, con crescite esponenziali di oltre il 35% nel triennio 2014-2016.

Ma non solo tradizione, anche l’innovazione delle aziende campane portano alto il nome del “Made in Italy”.

Infatti, le apparecchiature tecnologiche per il cablaggio e la telecomunicazione prodotte nel territorio campano sono sempre più richieste in tutto il mondo. Il loro valore all’estero raggiunge circa € 250 milioni, crescendo con velocità tra il 14% e il 50%.Risultati immagini per campania

Tanti altri sono i prodotti che fanno crescere le aziende campane all’estero, dalle industrie di pasta e prodotti da forno alla meccanica strumentale, fino ai medicinali ed i preparati farmaceutici.

Il Paese che preferisce di più i prodotti Made in Campania è la Francia, che nel 2016 ha importato 1,3 miliardi € di prodotti del manifatturiero della regione. Subito, a seguire, gli Stati Uniti, che importano nel continente americano circa 900 milioni di €. Poi, a seguire, Regno Unito, Svizzera e Germania.

Mentre, a crescere a doppia cifra vi è il Sud America, in particolar modo Perù e Cile. Anche il sud-est Asiatico guarda sempre con più interesse la Campania, il quale ha acquistato nel 2016 oltre 150 milioni di € di prodotti campani, con crescite nell’ultimo triennio di oltre il 30%.

Insomma, sembra che la Campania non sia poi così famosa nel mondo solo per le sue sventure, ma, soprattutto, per i prodotti fantastici che riescono a produrre le aziende del territorio. Infatti, nonostante tutto, gli imprenditori campani riescono a portare nel mondo il Made in Italy, frutto di anni di duro lavoro e rispetto della qualità, che hanno saputo conservare ed innovare!

Sicuramente, la crescita campana non si fermerà qui, perché le imprese del territorio hanno tanto potenziale ancora da esprimere, che talvolta deve essere solo instradato sulla giusta via.

Un proverbio italiano dice: — Vedi Napoli e poi muori!, ma io dico: — Vedi Napoli e vivi — perché c’è molto qui degno di essere vissuto. (Arthur John Strutt)

Fonte: Studio ed elaborazioni dati ISTAT

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L’export dell’Oro Rosso Made in Italy: dove?

-di Francesco Falanga | 28/02/17.

Le conserve di pomodoro italiano continuano a farsi strada sulle tavole dei consumatori in ogni angolo del mondo. L’export segna infatti un +5% nel 2015 rispetto al 2014. Le prospettive sembrano essere buone anche per il 2016, visto che nel mese di Ottobre sono stati quasi raggiunti i risultati dell’anno prima, con vendite per € 1.25 mld.

Il maggiore contributo della crescita dell’export di conserve di pomodoro viene da passate e sughi, mentre a segnare il passo sono i pomodori interi o in pezzi ( -4 %).

Tra i Paesi più interessanti da tener d’occhio per questo 2017 sono i Paesi dell’Africa Mediterranea, in particolare la Libia, che ha registrato una crescita a doppia cifra rispetto al 2015 ( + 90%) arrivando ad importare circa € 90 milioni.

L’Europa rimane la principale destinazione dell’oro rosso italiano, assorbendo circa il 66% dell’export. A rimanere in testa alla classifica dei Paesi importatori vi sono: Germania, seguita da Regno Unito e Francia. Anche se tutte e tre rimangono stabili rispetto ai consumi 2015. In Europa sono i Paesi Bassi che apprezzano sempre di più il prodotto italiano, incrementando le importazioni del 20%.

In continua crescita sono i mercati settentrionali del continente americano, USA e Canada, che hanno aumentato le importazioni dall’Italia, rispettivamente, del 7 % e del 15 %.

A destare la preoccupazione maggiore, per le conserve di pomodori interi o in pezzi, è una robusta diminuzione dei prezzi al kg (-10% circa). Mentre, i sughi e le passate mantengono un prezzo stabile ed incrementano i volumi di vendita di circa € 30 milioni rispetto al 2015. La comunicazione del valore qualitativo del prodotto italiano e l’organizzazione di rete vendite a gestione diretta appare come un passaggio necessario, sul quale lavorare intensamente affinché il pomodoro Made in Italy possa ritornare ai livelli Export del 2013 ( € 1.47 mld.).

Fonte: Elaborazione dati sul commercio estero dell’Istat.

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Giovani Agricoltori: in arrivo nuove agevolazioni

Il ministero delle Economia ha pubblicato in Gazzetta ufficiale il decreto che definisce i nuovi criteri ed agevolazioni previste per l’imprenditoria giovanile in agricoltura.

La misura agevolativa è così articolata:

  • Beneficiari: giovani di età compresa trai 18 ed i 40 anni non compiuti, in  possesso della qualifica di IAP oppure coltivatore diretto oppure società composte per oltre la metà numerica e di quote da giovani imprenditori agricoli con i precedenti requisiti di età;
  • Richieste ammissibili:
    • Investimenti per subentro alla conduzione di un impresa agricola attiva da almeno 2 anni. Il subentro, anche a titolo successorio, non deve essere avvenuto da oltre 6 mesi dalla presentazione della domanda di agevolazioni;
    • Investimenti in progetti di sviluppo e consolidamento  delle attività di produzione, trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli, proposti da imprese attive da almeno due anni dalla presentazione della domanda di agevolazione.
    • Agevolazioni: i progetti di investimenti saranno sostenuti da un finanziamento a copertura del 75% delle spese ammissibili, avente le seguenti caratteristiche:
      • Importo: massimo € 1.500.000
      • Durata: dai 5 ai 10 anni
      • Tasso:  tasso zero

 

Per maggiori info è possibile contattarci ai nostri recapiti telefonici 800 59 80 46 ed email info@studiofalanga.com.

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OAM: Abusivi del credito ancora a piede libero

Quotidianamente mi imbatto in due tipi di soggetti:

  • personaggi che operano ai limiti della legalità,  che fanno girare carte in banca con le più svariate qualifiche e senza appartenere ad alcuna categoria professionale;
  • professionisti iscritti in albi professionali più svariati che svolgono in modo complementare (e non solo) l’attività di consulenza e mediazione creditizia.

In tutto ciò l’OAM ha affermato di non poter intervenire sui summenzionati soggetti  in quanto ha potere di vigilanza e controllo esclusivamente sugli iscritti. Considerando che la campagna contro gli abusivi con tanto di video stile “intervista doppia” e lo sportello per segnalare gli abusivi non hanno avuto alcun esito, credo sia necessario stimolare il nostro caro organismo ad attuare politiche di “intelligence” incisive di tutela dei suoi iscritti e, soprattutto del mercato. Tra le misure da proporre ritengo possa essere utile che:

– l’OAM inizi ad interloquire con l’esterno, uscendo dai suoi uffici di vigilanza, e comunichi sia con le controparti “naturali” del mercato ABI, ASSILEA, ASSOFIN, ASSIFACT, MEF al fine di definire dei protocolli che escludano l’operatività da parte di soggetti non OAM sia con le controparti “indirette” quali gli altri albi professionali. Il primo effetto sarà portare a conoscenza di tutti dell’esistenza dell’OAM e la diffusione di una categoria professionale snobbata dal mercato e, ancor più grave, dagli stessi attori che dovrebbero per primi conoscere e riconoscerne il naturale ruolo sul mercato. L’obbligo di una dichiarazione di avvalersi di un mediatore resa dal cliente all’intermediario finanziario (in modo analogico al mondo della mediazione immobiliare) rappresenta un importante passo in avanti e permetterebbe di individuare il corretto TAEG dell’operazione in considerazione del compenso pagato al mediatore creditizio;

– Stabilire un sistema di pene  severissime alla pari di quelle previste per chi eserciti abusivamente l’attività di mediatore creditizio a danno di tutti gli operatori di banca che accettano di collaborare con soggetti non OAM (proposta da ASSOPAM a cura del presidente RAFFAELE TAFURO ). Non si vuole colpire nè appesantire il ruolo del preposto di filiale, ma si vuole stimolare i vertici degli intermediari ad emanare circolari interne che informino del ruolo dei mediatori OAM (e soprattutto che esiste una categoria professionale riconosciuta per la mediazione e consulenza del credito);

– Semplificare la modulistica, creando moduli standardizzati di privacy, adv, richiesta finanziaria e mandato accettato da tutte le controparti e che non comporti inutili meccanismi burocratici che allungano i termini senza benefici per il cliente finale.

 

I summenzionati accorgimenti permetteranno di depurare il mercato dall’illegalità e che possa realmente tutelare il cliente finale (obiettivo principe del 141).